SARA NON TRADISCE MAI Per il 4° anno di fila tra le "last eight" a Parigi

PARIGI – Sarita non tradisce mai. Per il quarto anno di fila è tra le “last eight” al Roland Garros. Finale nel 2012, semifinale nel 2013, quarti nel 2014 e ora ancora quarti nel 2015. Nessuna tennista azzurra può vantare un simile exploit: non era mai successo che una tennista italiana raggiungesse per quattro anni di fila almeno i quarti in un torneo del Grande Slam. “Una grandissima soddisfazione - sottolinea la Errani - essere di nuovo così avanti in un torneo dello Slam duro come questo è il premio al lavoro fatto. All'inizio della scorsa settimana non mi sentivo granché, poi sono cresciuta match dopo match, anche se sostengo sempre che la forma può cambiare da un giorno all’altro. Qui a Parigi ad esempio le condizioni cambiano a seconda del clima: se c’è il sole la palla viaggia di più, se piove diventa più pesante. L’importante è lottare al massimo e uscire dal campo sapendo di aver dato tutto quello che avevi in quel momento”. E’ inoltre dal 2010 che l’Italia ha una sua rappresentante a livello di quarti di finale femminili nello Slam francese: quell’anno Francesca Schiavone conquistò uno storico titolo a Parigi, mentre dodici mesi dopo giocò la finale.

Dalla Petkovic alla Goerges, da una valchiria tedesca all’altra, non è cambiato nulla. Come al terzo turno la 28enne romagnola affrontava una rivale più forte fisicamente, cui concede quasi 20 centimetri in altezza e che tira randellata da far paura. Ma dove non arrivano i muscoli, ecco che emergono l’intelligenza tattica (in questo è una maestra) e l’umiltà della “formichina” azzurra, bravissima nel fare muro contro la Goerges variando di continuo il gioco: da applausi le smorzate improvvise di Sara. Senza punti di riferimento precisi e ritmo, la tedescona ha perso la testa: 45 errori gratuiti, in pratica più di due a game, sono lì a dimostrarlo.
“La mia avversaria è partita molto bene - racconta - nei primi game ho cercato di restarle attaccata, ero andata sotto 2-1 dopo averle strappato il turno di battuta in apertura ed aver avuto la palla del 2-0. Poi le ho preso le misure, sono riuscita ad allungare gli scambi e a muoverla molto e lei è andata in difficoltà, in confusione. E’ stato un buon match, in campo ho avuto sensazioni positive”.

E non è finita qui, anche se mercoledì la Errani avrà una montagna da scalare di nome Serena Williams, che contro Sloane Stephens si è salvata al terzo set soffrendo e lottando come nel turno precedente contro Victoria Azarenka. Una tigre ferita che non si piega. Nel bilancio dei precedenti la numero uno del mondo è avanti per 8-0 ed ha concesso all’azzurra due soli set, uno dei quali nell'ultima sfida giocata a Brindisi lo scorso aprile in occasione dei play-off per il World Group della Fed Cup tra Italia e Stati Uniti. In quel match, sul 5-4 del secondo set con la battuta a disposizione, Sara arrivò a due punti da una clamorosa vittoria: finì 46 76 (3) 63 per la Williams. Proprio sulla terra rossa parigina la Errani racimolò un solo game nella semifinale giocata contro la 33enne americana nel 2013. Va detto che sin qui Serena non è apparsa al top della condizione. Per tre volte di fila ha dovuto lottare tre set contro le avversarie, nell’ordine la tedesca Friedsam, la bielorussa Azarenka e la giovane Stephens, cedendo il primo parziale. E ha dovuto combattere anche con il raffreddore: ha indossato la giacca della tuta per l'intero match contro la connazionale. “Certo, ma alla fine poi ne viene sempre fuori e porta a casa il match - dice l’azzurra - con Serena ho sempre perso, anche se l’ultima volta in Fed Cup a Brindisi me la sono giocata e sono stata vicina a batterla. Dovrò esprimermi al massimo e sperare che lei non sia al cento per cento”.

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