Intervista a Bernabò Silorata amministratore delegato di Dima spa

Diventare il "re dei giocattoli". Questo il sogno nel cassetto di Sergio Bernabò Silorata chairman&ceo della Distribution& Marketing spa, una delle realtà imprenditoriali italiane – con sedi a Napoli, Pastorano (Ce) e Milano – emergenti nel settore del giocattolo.

Napoletano doc, sposato, padre di due bambine, Bernabò Silorata si racconta al Denaro e spiega perché il suo sogno di bambino non è più così lontano dalla realtà. Fin da giovanissimo Bernabò Silorata ha imparato a conoscere questo mercato occupandosi della distribuzione di giocattoli in Italia in qualità di rappresentante. Oggi è un imprenditore di successo che non smette mai di inseguire i propri desideri perché come lui stesso dice "i sogni non finiscono mai", trascorre metà dell'anno in giro per il mondo tra Dallas, New York, Hong Kong, Tokyo, Londra e Parigi e quando gli resta del tempo libero si dedica alla sue uniche e grandi passioni, la moglie, le due figlie e il tennis.

Basilio Puoti

Quando Sergio Bernabò Silorata nasce a Napoli, il 28 agosto del 1962, una scossa di terremoto fa tremare per qualche secondo la Campania. Tre sussulti di grande intensità che lo renderanno dal primo istante di vita un uomo vulcanico dall'indole fantasiosa e creativa con ambiziosi traguardi professionali. 
Da dieci anni è presidente del consiglio di amministrazione della Distribution&Marketing spa di Napoli, azienda che ha fondato con due amici di infanzia, Paolo Maglietta e Angelo Bernardi. 
Presidente, quando inizia la sua carriera imprenditoriale?
Circa quindici anni fa, prima come agente di commercio per la Olivetti e, dopo di una azienda leader in Italia nel mondo della carta. In un secondo momento mi sono occupato della distribuzione di giocattoli in Italia, in qualità di rappresentante.
Poi il coraggio e la vena imprenditoriale prendono il sopravvento. Circa dieci anni fa, insieme a due

suoi amici, fonda la Distribution&Marketing srl. Come inizia questa nuova

avventura?
Dopo poco tempo siglai il contratto che segnerà la svolta nel mio percorso imprenditoriale: la licenza di Disney Italy per la distribuzione sul mercato italiano dei peluche con marchio Disney. Dopo i primi successi di vendita e il buon posizionamento sul mercato, arrivano la chiusura di nuovi accordi con altre aziende di giocattoli, come Teletabis, Tomy, Ducati, Hello Kitty.
Qual è il sogno nel cassetto?
Diventare il re dei giocattoli. Veder raddoppiato il fatturato di Dima entro il 2013. E, successivamente, vedere raggiunti gli obiettivi di medio periodo che, con il mio staff, ci siamo prefissati.
Com'è riuscito a raggiungere grandi obiettivi in poco tempo e senza basi pregresse?
Grazie al gioco di squadra, al lavoro e alla dedizione del mio staff. Sono un uomo che crede nella condivisione totale degli obiettivi con il management. Quello che mi ha dato la voglia e la forza di non abbandonare questo sogno è la determinazione e la passione che mi contraddistinguono da sempre. Fondamentale il gioco di squadra, solo la condivisione con gli altri

soci ha fatto di Dima in pochi anni un grande gruppo.
Qual è stata la carta in più?
Il rapporto con il management. Un rapporto diretto senza alcune gerarchia asfissiante. Il mio primo obiettivo è stato lavorare tanto sulla formazione delle risorse umane. Oggi la mia azienda è dotata di un management esperto che, di recente, abbiamo integrato con due persone di esperienza, di cui una che si occupa di tutta la parte finanziaria dell'azienda. Una buona strategia di vendita, poi, ha fatto il resto
Se dovesse dare una definizione di sé, cosa direbbe?
Lo dico sempre, io ho tre figli: due sono naturali e uno è la Dima. Tutto il tempo e la forza dell'ambizione che ho li spendo solo ed esclusivamente per la mia azienda, una passione che condivido con i miei due amici che considero dei fratelli, visto che ci conosciamo da oltre trent'anni.
Qual è il suo miglior pregio e il suo peggior difetto?
Considero l'umiltà che mi contraddistingue, allo stesso tempo, un pregio e un difetto. Sono uno che ascolta molto e che vede negli altri qualcosa di meglio e da apprendere, anche se non sempre è così. E poi sono testardo, mio padre che è toscano, ancora oggi mi dice: "oh bischero"
" soddisfatto della sua vita

professionale?
Tantissimo. Sono contento del lavoro che faccio e del rapporto che ho con i miei soci, i miei dipendenti e la famiglia. Ritornerei a fare tutto quello che ho fatto fin qui.